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I CORI PALESTINESI INCONTRANO LA MUSICA INTERNAZIONALE AL PALESTINE CHORAL FESTIVAL

L'estate in Palestina si anima grazie al Festival Corale Palestinese (Palestine Choral Festival), un evento itinerante organizzato dal Conservatorio Nazionale Palestinese Edward Said e dal Coro di Londra, che da diversi anni vede l'intervento di musicisti e cori provenienti da svariate parti del mondo, oltre che locali naturalmente. La riunione di così tanti musicisti e cantanti permette di organizzare numerose attività, a Ramallah e a Betlemme, a Birzeit e a Gerusalemme: concerti soprattutto, ma anche laboratori intensivi per i musicisti palestinesi più giovani, nella consapevolezza che la buona musica è sempre frutto di un buon lavoro di squadra. A Birzeit i ragazzi del prestigioso Conservatorio Nazionale Edward Said, le giovani promesse della musica palestinese,  si riuniscono per qualche giorno: "Ogni anno organizziamo un campo estivo, o anche più di uno, per i nostri studenti del conservatorio nazionale, e invitiamo anche persone esterne a venire per vivere un'intensa esperienza musicale tutti insieme. Gli studenti del conservatorio hanno lezioni lungo tutto l'anno e non hanno molte occasioni per suonare insieme in gruppo. Perciò questo campo intensivo si concentra sulla musica di gruppo, d'ensemble; abbiamo fatto lezioni sull'improvvisazione di gruppo, su come scrivere musica cioè sulla composizione, ma anche sulla composizione fatta non semplicemente usando penna e matita ma in gruppo, perciò tirando fuori idee, memorizzandole e mettendole insieme. Una delle sfide più grandi in Palestina è riuscire a far riunire la gente, a causa delle difficoltà degli spostamenti. Abbiamo studenti di Ramallah, per esempio, che non possono andare a Gerusalemme a suonare con gli studenti di Gerusalemme; perciò è molto importante averli riuniti qui a Birzeit. Qui possono davvero stare insieme, e non è scontato perchè ci sono studenti che non possono frequentarsi a causa della situazione generale" (Jay Crossland, direttore accademico Conservatorio Nazionale Edward Said).

Il livello musicale è notevole: questi ragazzi, poco più che bambini, prendono sul serio la musica; tanti strumenti, tante mani e tante voci, uniti a creare una musica che non ha bisogno di essere spiegata ma che chiede di essere ascoltata. "Per me è davvero un sogno partecipare a questo campo estivo perchè studio il violoncello e qui posso crescere e suonarlo sempre meglio. Sono anche entrata nel coro, canto da quando avevo sette anni, cioè da ormai sei anni. Ultimamente sono molto migliorata nel canto, e posso cantare in diverse lingue: arabo, francese e inglese. Questo campo è molto bello, qui siamo tutti amici e formiamo  un solo gruppo. Tutto è andato per il meglio e perciò sono molto contenta" (Jawa Barghouti, studentessa del Conservatorio Edward Said).

I maestri del conservatorio guidano i ragazzi e insegnano loro non solo a suonare insieme, ma anche a stare insieme: oltre alla bellezza, la musica porta con sè il valore dell'unità, perchè le note musicali non hanno lingua, appartengono a tutti; quando risuonano, tacciono le parole di divisione. "Noi del conservatorio nazionale palestinese Edward Said organizziamo da tanti anni questo campo estivo; possiamo farlo solo qui a Birzeit perchè nella situazione geo politica palestinese attuale è difficile incontrarsi in altri posti. Per questo abbiamo deciso di riunire tutti gli studenti del conservatorio qui, dove ci esercitiamo con gli strumenti e il canto, in ogni tipo di musica: araba, classica, corale, e tanti altri generi. Siamo contenti di poter organizzare questo incontro ogni anno perchè questi campi sono occasione per i nostri studenti di divertirsi e imparare, tutti  insieme" (George Ghattas, maestro di musica).

Se per i musicisti palestinesi è difficile spostarsi da una cittadina all'altra della loro piccola nazione, non incontrano certo le stesse difficoltà di movimento gli importanti cori stranieri che per intervenire a questo festival hanno volato da un continente all'altro. Dall'Inghilterra, dalla Francia e dall'Australia, sono venuti a dare il loro contributo ai numerosi concerti in cui le voci straniere si sono mischiate a quelle palestinesi. Vicino a Betlemme, nella chiesa parrocchiale di Beit Jala, c'è stata una delle esibizioni del coro del St Peter's college dell'università inglese di Oxford: il canto, accompagnato dalla melodia di archi suonati da mani esperte, ha suscitato entusiasmo e applausi scroscianti. A dimostrazione ancora una volta che la musica è un luogo di incontro, di ascolto e di apprezzamento dell'altro, dove le diversità superficiali si compongono nell'universalità dell'arte e dello spirito.

"La cosa importante che si sperimenta in questa parte di mondo è la diversità delle persone, rispetto a quelle che si incontrano a Oxford. I problemi che affrontano sono molto diversi dai problemi che affrontiamo noi una volta tornati a casa. E quando si vive e si lavora con persone come queste, si comincia a provare empatia e a capire le particolari vicende che devono affrontare, e sto parlando di entrambe le parti coinvolte. é molto importante per i giovani inglesi, quando studiano le materie del loro corso di studi, che spesso sono materie molto accademiche, capire che in realtà la cosa più importante che si possa imparare è capire come le persone lavorino e collaborino tra di loro; è questo è il motivo per cui siamo qui" (Jeremy Summerly, direttore musicale del coro del Saint Peter's College di Oxford).

È bello vedere questi talentuosi giovani universitari inglesi cercare sinceramente di capire questo piccolo e strano mondo in cui si sono immersi per qualche tempo, e soprattutto cercare di entrare in relazione con i loro omologhi palestinesi, così simili nei sogni e nelle passioni ma così diversi nelle possibilità.

"Cantare al Palestine Choral Festival per me significa esibirmi in una parte completamente nuova del mondo, in un ambiente totalmente diverso da quello a cui sono abituato, e significa anche cantare di fronte a persone che non ascoltano necessariamente questo tipo di musica. Lavorare con i cori locali e con i musicisti del posto è stata un'esperienza davvero toccante perchè la musica è diventata la porta d'accesso ad una cultura completamente nuova" (Sam Buttler, coro del Saint Peter's College di Oxford).

"Per me il Palestine Choral Festival è davvero fantastico perchè riunisce così tante persone da tutto il mondo, provenienti da luoghi molto lontani. Credo che la musica sia un grande livellatore e che porti unione all'interno delle comunità. Ci siamo divertiti molto a cantare in questi luoghi, e le ultime due settimane sono state davvero belle: abbiamo visitato e imparato a conoscere la Palestina e l'area circostante, e ci siamo fatti nuovi amici" (Alexandra Halliday, coro del Saint Peter's College di Oxford).

"Cantare in Palestina è davvero speciale per me; questa è un'area del mondo provata davvero da tanti conflitti e da moltissime difficoltà, ma quando facciamo musica portiamo pace alla gente, felicità e gioia, e uniamo le persone; e penso che questo sia il motivo per cui il festival di cori è così speciale, perchè porta pace ad una regione che solitamente ne vede veramente poca" (James McEvoy Stevenson, coro del Saint Peter's College di Oxford).

Gli intensi giorni del festival sono confluiti nell'esibizione finale di tutti i partecipanti. Il concerto conclusivo si è tenuto nel grande auditorium dell'altrettanto grande università di Birzeit, dove per una sera note straniere e melodie familiari sono risuonate insieme.

"Questo è stato un festival di cori, sono venuti cinque importanti cori da diverse parti del mondo invitati dal Coro di Londra, ed hanno collaborato con più di quaranta cori locali. Ci sono stati più di quaranta concerti durante questi dieci giorni, e molti workshops con cantanti e cori, palestinesi e internazionali. È stato davvero un grande progetto con un'importante collaborazione tra cori palestinesi e cori internazionali. Speriamo che tutto questo apra le porte a sempre più numerose attività musicali in Palestina" (Suhail Khoury, direttore generale del Conservatorio Nazionale Palestinese Edward Said).

Nell'allegria della festa conclusiva, stride l'assenza del coro dei giovani di Gaza, invitato allo spettacolo: il loro palco è rimasto vuoto, ma le loro voci sono ugualmente risuonate. "Abbiamo lanciato il cd del coro dei ragazzi di Gaza. I ragazzi di questo coro non sono potuti venire a Ramallah o a Birzeit stasera, perchè gli israeliani non hanno loro permesso di lasciare Gaza. Abbiamo provato a stabilire un contatto con loro; non è riuscito molto bene, ma stasera abbiamo comunque fatto ascoltare la loro musica attraverso il cd e siamo molto contenti di lanciare il primo cd di questo coro, e speriamo che li renda famosi" (Suhail Khoury, direttore generale del Conservatorio Nazionale Palestinese Edward Said).

Certo è triste constatare che nemmeno in un'occasione così bella si riescano a scalfire l'ottusità dei divieti, ma per fortuna la musica viaggia nell'aria, e non deve attraversare i check point per giungere alla gente e donar loro libertà e bellezza.

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