TELEPACE HOLY LAND

  • Full Screen
  • Wide Screen
  • Narrow Screen
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

FlashNews

PELLEGRINAGGI IN FORSE PER IL CLIMA DI TENSIONE

Molti ci contattano per sapere com'è la situazione, e di solito si tratta di pellegrini che hanno già prenotato il loro viaggio in Terra Santa. Giriamo la domanda a chi è meglio informato:

"Come si sa negli ultimi anni il flusso turistico in Palestina e Israele era molto aumentato, e stava andando benissimo. Ho sentito che le prenotazioni fino all'ultimo dell'anno erano molto alte. Oggi queste prenotazioni sono incerte e alcune cancellate per la crisi che si è manifestata. Alcune agenzie turistiche e compagnie aeree stanno cancellando i loro voli in Israele, in particolare una compagnia tedesca ha sospeso i voli fino alla fine del mese in attesa che si stabilizzi la situazione, altri voli saranno ridotti. C'è paura per il diminuito livello di sicurezza. Il turismo esige stabilità, e se non c'è, dovunque si creano situazioni di incertezza, il flusso turistico va in crisi" (dott. Sami El-Yousef, Direttore Pontifical Mission in Gerusalemme).

Al Cristian Information Center passano le prenotazioni per la quasi totalità dei pellegrini che desiderano celebrare nelle chiese officiate in Terra Santa, non solo dai Francescani. Sentiamo come vanno i numeri:

"Da quanto io vedo, in luglio dovevano arrivare 800 gruppi; ci sono inoltre altri gruppi con i quali noi non lavoriamo, e purtroppo con quel che succede, il 50% delle prenotazioni sono state sospese, e l'altro 50% ha paura. Anche i gruppi che dovranno venire in agosto e settembre stanno subendo cancellazioni di quasi il 50%. Avviene un po' come durante l'intifada, quando molti avevano disdetto il loro pellegrinaggio, così questa volta" (Rana Habash, segreteria del CIC).

Non è certo un momento facile per il settore turistico, nel quale sono inseriti tanti lavoratori. Come sempre, dietro l'instabilità sociale avanza lo spettro della crisi economica:

"Quando l'economia subisce uno scossone, la gente scende in strada, e nelle strade cercano di che vivere, ma si troveranno davanti il muro o un ceck point. E scoppierà la violenza. Così fa anche la gente normale quando non c'è lavoro" (Yusef Daher, Segretario World Council of Churches).

Un senso di incertezza, di pessimismo serpeggia tra la popolazione locale. I pellegrini invece non avvertono quasi nulla, il loro pellegrinaggio funziona senza intoppi, perché in questo paese si è abituati alla tensione, e la si sa mascherare, così che la vita ordinaria scorre apparentemente tranquilla. Le notizie si ascoltano alla televisione, e chi viene qui per pochi giorni non trova alcuna corrispondenza:

“Il giorno 7 siamo arrivati a Tel Aviv, poi siamo saliti al Carmelo e poi siamo stati ospitati subito alla Domus Galilaeae e da lì abbiamo visitato tutta l’Aalta Galilea, Nazareth, Tabgha, il primato di Pietro.  In tutti questi luoghi abbiamo fatto delle grandi celebrazioni.  Poi siamo scesi e adesso stiamo visitando tutto il luogo di Gerusalemme. Oggi ci troviamo a Betlemme. Non abbiamo incontrato nessuna difficoltà, nessun pericolo.  Vorrei fare una critica alla stampa mondiale che fa lievitare le notizie, creando un po’ di panico nei parenti e in quelli che abbiamo lasciato a casa. Nella mia esperienza, questa è la sesta volta che vengo in Israele, il momento più difficile penso sia stato quello dell’Intifada.  Lì abbiamo visto davvero la povertà della gente, la sofferenza. Allora non c’erano molti pellegrini, oggi invece vediamo un afflusso grandioso, sereno, ricco di pietà. Abbiamo visto tutto questo, e ringraziamo il Signore di quello che ci dona, di queste esperienze.  Speriamo che venga la pace” (don Piero Bergamin, Verona).

“Il mio pellegrinaggio parte dalla Sicilia. Prima di arrivare li preparo con 4 incontri, di modo che il pellegrinaggio possa trasformarsi in una vera e propria esperienza spirituale. Siamo circa 56 persone, abbiamo anche dei bambini con noi, e ci siamo affidati nelle mani del Signore e dello Spirito Santo.  Nonostante tutto ciò che si dice. La nostra maggiore preoccupazione è di consolare i familiari che sono preoccupati. Loro pregano per noi, ma anche noi preghiamo per loro, perché siano tranquilli. Noi stiamo facendo un pellegrinaggio bellissimo, senza che ci sia stata mai un po’ di paura.  Non possiamo nascondere che a Gaza non ci siano tensioni: non sono notizie inventate, ma il giro del pellegrinaggio è assolutamente sicuro. E’ da 40 anni che accompagno gruppi e questo è uno dei pochi pellegrinaggi con più serenità. Qui tra l’altro i nostri cristiani tifano per noi, dicono: bravi, siete venuti perché avete fede, avete fatto bene, non vi siete fatti condizionare.  E noi ringraziamo il Signore perché ci dà la forza. Tutto si svolge nella maniera più tranquilla.  Venite a Gerusalemme, state tranquilli, non succede niente.

Dobbiamo distinguere tra le notizie quelle vere, quelle che si riferiscono alla tragica situazione per la quale stiamo pregando, perché siamo venuti qui non come persone estranee che vanno a visitare questi luoghi estraniandosi dalle vicende che capitano ai nostri fratelli qui, ma dove non arriva la diplomazia, dove non arriva la politica, arriva la forza dello Spirito e la preghiera, che riesce a fare cose straordinarie, come abbiamo avuto modo di vedere anche nel passato. Qui si racconta che il re Davide un giorno di addormenta sotto un ulivo, e quando si sveglia ha in cuore il grande desiderio di pace.  Così abbraccia tutti i passanti che stanno transitando presso quell’ulivo, e a loro volta questi avvertono il contagio della pace, per cui chi dimora sotto questo ulivo, che è Gerusalemme, sente il desiderio di essere messaggero di pace” (Ignazio Cicchirillo, guida di Terra Santa).

 

a cura di Francesco d. Zampini

LA CAMERA DI ARBITRATO INTERNAZIONALE PALESTINESE PIAC ANNUNCIA UFFICIALMENTE L'INZIO DELLA PROPRIA ATTIVITÀ

Giovedì 26 giugno 2014 presso la sede della Palestinian International Arbitration Chamber (PIAC) a Ramallah, si è tenuta la cerimonia per l’inizio delle attività della Camera e per la consegna dei diplomi di partecipazione e degli attestati di abilitazione ai nuovi arbitri PIAC.

Avviato due anni fa, il progetto PIAC è finanziato dalla Cooperazione Italiana e dalla Regione Umbria, mentre la direzione scientifica del progetto è affidata all’Università di Perugia. Di rilievo anche i partner che riuniscono la Presidenza Palestinese, le principali Associazioni e Organizzazioni professionali e di categoria palestinesi (tra cui quelle degli Ingegneri, degli Avvocati, dei Costruttori e degli Industriali, insieme  alle tredici Camere di Commercio).

 

 

Moreno Caporalini, Direttore del progetto PIAC, spiega così il ruolo di arbitrato domestico ed internazionale ricoperto da questa istituzione: “Per la prima volta in un paese del mondo arabo, in Palestina in modo particolare, ci sarà un’istituzione a cui viene affidata la responsabilità di dirimere le controversie che nascono in campo economico a livello internazionale. Quindi allorché ci saranno dei soggetti che in campo economico non condividono la gestione di un contratto, essi potranno rivolgersi alla Camera Arbitrale Palestinese affinché questa controversia venga gestita secondo le regole internazionali. La costituzione della PIAC rappresenta passo in avanti verso la costruzione dello stato di Palestina e una garanzia in più sia per chi in Palestina sta già lavorando e investendo, sia per quanti dal mondo volessero venire a lavorare qui”. Questo aspetto è stato poi evidenziato anche da Vincenzo Racalbuto, direttore della Cooperazione Italiana allo Sviluppo: “questa Camera è di livello internazionale, quindi apre la Palestina al mondo economico globale. Di certo l’opportunità di poter investire anche in questo paese sarà di interesse per molte imprese italiane ed europee”.

La PIAC costituisce infatti la prima Camera arbitrale internazionale in territorio palestinese. Essa agirà secondo le normative internazionali UNCITRAL e in base ad uno statuto ed un regolamento proprio che ne assicurano la piena autonomia ed indipendenza nei confronti di qualsiasi istituzione politica e di governo.

Tra le autorità presenti alla cerimonia di inaugurazione il Presidente del Senato della Repubblica Italiana Sen. Pietro Grasso, il Presidente PIAC Ing. Ahmad Edaily, il Console Generale d’Italia a Gerusalemme Davide La Cecilia e il Direttore Scientifico PIAC Project Maurizio Oliviero.



I certificati  di partecipazione ai corsi e gli attestati di abilitazione PIAC sono stati consegnati a 72 delle 80 persone che hanno preso parte al corso intensivo di formazione.  22 sono le donne tra i giudici/arbitri PIAC, alcuni dei quali ricoprono questo ruolo a livello internazionale.

Intervistato al termine della cerimonia, il Sen. Pietro Grasso commenta positivamente l’evento ed esprime apertamente il suo impegno affinché l’Italia possa costituire un ponte di collegamento fruttifero tra Palestina ed Europa. Conclude con la speranza di una pronta ripresa dei negoziati di pace e dichiarando che la nuova camera di giudici/arbitri internazionali PIAC “costituirà certamente un punto di riferimento non solo per la Palestina e per lo sviluppo come stato moderno della Palestina, ma anche come esperienza da ripetere in altri paesi a livello internazionale”.


a cura di Elisabetta Cracco

A NAZARETH L'ORDINAZIONE DI QUATTRO PRESBITERI DELLA DOMUS GALILAEAE

Nazareth accoglie un evento di eccezione: Paolo, Leandro, Juan David e Davide sono ordinati presbiteri. Provengono dal cammino Neocatecumenale, e hanno ricevuto la loro formazione nel Seminario Redemptoris Mater presso la Domus Galilaeae, ora entrano a servizio del Patriarcato Latino di Gerusalemme.

La celebrazione è  presieduta dal Patriarca Fouad Twal, sono presenti vari sacerdoti diocesani e del Cammino, molti sono i familiari venuti da lontano.

Dopo l’ingresso e la lettura dei brani biblici il cuore della Ordinazione si compie terminata l’omelia, con la promessa di obbedienza, la prostrazione e l’invocazione dei santi, l’imposizione delle mani, la preghiera consacratoria, e la vestizione degli abiti liturgici.

Sono momenti di una densità unica, in cui si conclude una vita e se ne apre un’altra. La presenza e la forza dello Spirito sono palpabili, non solo tra gli ordinati ma anche tra i  fratelli, le sorelle,  i professori che assistono, e condividono tutto quello che si va compiendo. Giorgio Meli, padre di Davide, uno dei ragazzi ordinati, ci dice qual è il sentimento che prevale in lui: "Prima di tutto una grande gratitudine al Signore per aver chiamato la nostra famiglia ad avere l’apertura alla fede, l’apertura ai figli. Poi avere presente quello che dice la Scrittura che «primo figlio è del Signore» ed il primo figlio effettivamente il Signore l’ha chiamato e lo ha portato fedelmente a questo momento".

Umberto Alfieri, padre di Paolo, esprime così la sua gioia: "Per noi è una festa grandissima. Noi speriamo e preghiamo che Dio lo benedica, gli dia di essere un sacerdote fedele, un sacerdote che annunci la parola di Gesù Cristo con la nuova evangelizzazione, nella nuova evangelizzazione; che l’annunci senza mai avere paura, senza mai vergognarsi, senza avere altro desiderio che quello di annunciare Gesù Cristo. Questa per noi è la forza di questo momento, e siamo qui per questo motivo".

Questi ragazzi vengono da paesi diversi: due sono italiani, uno colombiano e uno brasiliano. Ora sono fatti sacerdoti per la Chiesa locale, sparsa in Israele, Palestina, Giordania e Cipro. I cristiani di questa provata Terra si sentono rafforzati nel constatare che il Signore li sta visitando nella persona di questi nuovi pastori.

"Abbiamo bisogno di preti e questi preti sono preti missionari, che hanno lo zelo per la chiesa qui. Noi come giovani sposati che hanno le famiglie nuove nella chiesa abbiamo bisogno di preti nuovi, di preti che hanno veramente lo spirito per poter muovere questa nuova evangelizzazione qui. Questi seminaristi che saranno ordinati oggi hanno un’altra marcia in più: hanno la lingua locale e questa è una cosa di cui hanno bisogno le parrocchie, la gente di qui. Comunicare nella stessa lingua è qualcosa di più. E’ una cosa enorme per noi", dice Agostino di Jaffa di Tel Aviv.

Ordinati a servizio del Patriarcato di Gerusalemme, i nuovi presbiteri iniziano il loro ministero guardando oltre, verso gli orizzonti insegnati da Gesù che vanno al di là del piccolo gregge, interessati agli ultimi, alle pecore spedute, fino agli estremi confini. Dopo averli aiutati ad incontrare Cristo, il Cammino li ha preparati con questo spirito missionario che dà ragione della loro presenza qui oggi.

Francesco Voltaggio, Rettore Redemptoris Mater, afferma che questi ragazzi è da tanti anni che fanno un cammino di fede in cui mettono le fondamenta del loro cristianesimo, un cammino di iniziazione cristiana che li aiuta nella loro fede, perché come dice sant’Agostino «prima di essere vescovo sono cristiano». "Prima di essere pastori dobbiamo essere buone pecore" dice e continua "La seconda caratteristica è la missionarietà. I nostri seminari sono tutti internazionali per avere questa apertura, perché come dice papa Francesco ci sia veramente «una chiesa in uscita». E allora già nel periodo della loro formazione fanno un tempo di missione, di itineranza in qualunque parte del mondo, perché saranno presbiteri diocesani al servizio del patriarcato latino di Gerusalemme, ma pronti ad andare in qualunque parte del mondo. Quindi anche se poi rimarranno in diocesi, avranno questo spirito missionario ovunque andranno".

A Rino Rossi, responsabile della Domus Galilaeae, rallegra molto che questo seminario sia stato eretto e si trovi come sede sul Monte delle beatitudini. Dice: "Gesù mandò i suoi discepoli in Galilea, su un monte alto. Dicono gli esegeti che è il monte delle beatitudini, e su questo monte Gesù ha fatto l’invio universale. Allora il fatto che i preti si formino lì, spero che in qualche maniera li aiuti a ricevere il compimento di questa parola di Gesù Cristo, che abbiano in sé questa spinta missionaria. Che Dio gliela conservi! Per questo penso che sia una cosa molto importante per la chiesa qui, che è molto aperta a tutte queste necessità, perché ne ha bisogno".

Infine, Tarek Rizqallah, sacerdote della Giordania, augura a questi giovani preti novelli, nel giorno della loro prima cerimonia eucaristica, che il Signore conceda loro la grazia di essere santi. "Questa è la cosa più importante", dice.

Finita la cerimonia, mentre sta per scendere la notte, sul sagrato della Basilica dell’Annunciazione la gioia e l’entusiasmo si manifestano nel canto e nella danza.

a cura di Francesco d. Zampini

CANCAO NOVA SI RIUNISCE PER IL CONGRESSO INTERNAZIONALE DI PENTECOSTE IN TERRA SANTA

Presso l’auditorium di Notre Dame a Gerusalemme si è tenuto il “Congresso Internazionale di Pentecoste in Terra Santa”, a cui hanno preso parte quasi 700 pellegrini aderenti a Cançao Nova e a Obra de Maria, entrambe comunità di Rinnovamento Carismatico brasiliane. Provenienti da Brasile, Portogallo e Angola, i pellegrini hanno partecipato a tre giorni di preghiera e riflessione sotto la guida di mons. Jonas Abib, fondatore di Cançao Nova.



Questa comunità nasce alla fine degli anni ’70 e si fonda sull’Evangelii Nuntiandi di Papa Paolo VI, dove al paragrafo 44 e 45 si parla dell’importanza di evangelizzare attraverso i mass media. Con oltre venti sedi brasiliane e diversi uffici in Stati Uniti, Portogallo, Francia, Italia, Terra Santa e Paraguay, la comunità persegue il suo principale scopo istituzionale tramite i mezzi di comunicazione: TV, Radio, Internet, prodotti audio-visivi, libri, cd, etc.

“Comunità cattolica di amore e adorazione” per sua stessa definizione, Cançao Nova si propone come una risposta alle necessità spirituali di oggi e si fonda su alcuni principi ben definiti: povertà, obbedienza, riconciliazione, amore e adorazione, sana convivenza, vita fraterna, condivisione e trasparenza, divina provvidenza.



Padre Arlon Cristian pone l’accento in particolare su come “attraverso i mezzi di comunicazione e gli eventi che organizziamo, il carisma fa sì che le persone possano vivere un incontro personale con Gesù tramite il battesimo nello Spirito, il rinnovamento dello Spirito. In seguito a questo incontro con Gesù, ognuno ha l’opportunità di cambiare la propria vita e di portare questo cambiamento agli altri.”

Al congresso è presente anche la co-fondatrice di Cançao Nova, Luzia Santiago, che descrive mons. Jonas come un “uomo di preghiera, di profonda conoscenza della parola di Dio e di vita comunitaria, il quale non vive mai come sforzo il donare se stesso agli altri”. Con il suo ottimismo e la sua determinazione mons. Jonas ha impresso uno slancio notevole alla comunità, coinvolgendo in modo speciale i giovani e i laici nel ruolo di evangelizzatori privilegiati: “è nostro compito spronare i giovani a far risplendere di ardore il loro cuore, i giovani sono buoni evangelizzatori perché Dio ha posto nel loro cuore un cuore evangelizzatore. Dobbiamo continuare in questo lavoro, dobbiamo continuare così, appassionati per Gesù e appassionati per l’evangelizzazione.”

 

a cura Elisabetta Cracco

 

CARDINALI E VESCOVI OSPITI ALLA DOMUS GALILAEAE

Presso il Centro Internazionale Domus Galilaeae sul Monte delle Beatitudini ha avuto luogo anche quest’anno un incontro denso di significato: una convivenza con vescovi e cardinali provenienti da tutte la parti del mondo con l’obiettivo di far loro conoscere il carisma del cammino neocatecumenale. Ad accogliere l’invito quest’anno 5 cardinali e 140 vescovi, a cui si sono uniti anche 300 vicari episcopali e itineranti responsabili del cammino neocatecumenale dai cinque continenti.



Francesco Voltaggio, rettore del seminario Mater Cristi, ricorda come “secondo gli esegeti il Monte delle Beatitudini non è solo il luogo in cui Gesù Cristo ha pronunciato il Sermone della montagna, ma è anche il posto indicato da Gesù per l’appuntamento con gli apostoli. Matteo riporta, infatti, nel Vangelo: i discepoli andarono in Galilea al monte che Gesù aveva loro fissato e disse loro andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura. È meraviglioso che proprio in questo luogo dopo duemila anni i successori degli apostoli si riuniscano per trovare un nuovo slancio all’evangelizzazione”.

Attualmente presente in oltre 120 paesi nel mondo, il cammino neocatecumenale è stato definito dallo stesso Papa Giovanni Paolo II uno strumento valido alla nuova evangelizzazione nei tempi odierni. Queste convivenze permettono a vescovi e cardinali di vivere in prima persona il carisma del cammino e negli anni, in seguito a questi incontri, molti vescovi hanno poi richiesto il cammino anche nelle loro diocesi, incoraggiando missioni ad gentes e l’apertura di seminari Redemptoris Mater.

 

 

Attualmente nel mondo i seminari Redemptoris Mater sono cento, uno di questi si trova a Vienna e di esso va particolarmente fiero l’Arcivescovo di Vienna, Card. Christoph Schönborn. Presente alla convivenza, l’Arcivescovo descrive il cammino come “una via per vivere in piccole comunità una vita cristiana intensa e autentica con la liturgia, la carità, l’ascolto e l’immersione nella parola di Dio.” Il Card. Christoph Schönborn evidenzia come nelle comunità neocatecumenali sia forte l’apertura alla vita e sottolinea: “ciò che noto sono famiglie cristiane numerose, dove si trasmette la vita cristiana. E questo manca tanto alla nostra situazione ecclesiale di oggi. Questo e l’impulso alle vocazioni sacerdotali sono due aspetti secondo me importantissimi per la vita della Chiesa”.

a cura di Elisabetta Cracco

Pagina 5 di 23

You are here Flash News