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CONFERENZA STAMPA A RAMALLAH  DEL PRIMO MINISTRO ITALIANO FEDERICA MOGHERINI

Al Moevenpick di Ramallah, conferenza stampa del ministro degli esteri italiano, Federica Mogherini.  La visita in Israele e Palestina era programmata da tempo, purtroppo è avvenuta in un momento particolarmente critico.

“Credo che sia importante in tempi così difficili e così tesi, come questo, ricordare che c’è un interesse comune dei due popoli, prima ancora che dei due governi, a lavorare insieme perché ci siano le condizioni per una convivenza” (Federica Mogherini, Ministro degli Esteri italiano).

Oltre agli incontri con Netaniw e Abu Mazen, sempre utili per favorire le relazioni, il Ministro ha visitato e incoraggiato vari progetti della presenza e della Cooperazione Italiana in Palestina. La vediamo accolta a Betlemme in visita al Mehwar, centro di accoglienza per donne vittime di violenza finanziato dall’Italia e gestito dal Ministero degli affari sociali palestinese, dove ha inaugurato il nuovo salone di bellezza.

In Palestina si vanno costruendo molte realtà valide, il problema fondamentale resta quello della pace, che da secoli è il saluto augurale di ogni giorno, ma la pace non trova ancora casa. Sembra quasi una maledizione, o forse c’è qualche ostacolo strutturale nello stabilirsi della pace in Medio Oriente?

“E’ un elemento più culturale che politico, ed è l’idea che si debba scegliere da che parte stare. A me stupisce molto quando mi si dice: Stai con gli Israeliani o stai con i Palestinesi? Come non ci fossero l’interesse, un diritto comune, del popolo israeliano e del popolo palestinese a vivere in pace in questa Terra. Credo che la ricostruzione della consapevolezza che si può essere amici del popolo palestinese e del popolo israeliano, che si può lavorare contemporaneamente perché entrambi abbiano pace e sicurezza ed uno stato, credo sia il principale obiettivo culturale, prima ancora che politico, da ricostruire. E poi il lavoro sulle giovani generazioni. Mi ha colpito tantissimo da una parte il rapimento e l’uccisione dei tre ragazzi israeliani, e poi il ragazzo palestinese bruciato vivo. Questo significa che c’è un odio che cresce soprattutto nelle giovani generazioni che identificano l’altro, che magari non conoscono neanche, come male assoluto. E questo significa che dobbiamo fare degli sforzi  di medio e di lungo periodo per riallacciare anche i contatti personali, tra le persone, perché è molto più difficile odiare una persona  che si frequenta e si conosce. Creare le condizioni, anche banali occasioni per passare del tempo insieme, per fare delle cose insieme. Se si fanno delle cose insieme è più difficile odiarsi. E credo che questo lavoro di lungo periodo possa creare le condizioni per avere delle opinioni pubbliche, delle società civili più mature per accettare e anche per chiedere la pace alle proprie leadership politiche. Da un lato e dall’altro, e anche più in generale nella regione” (Federica Mogherini, Ministro degli Esteri italiano).

Al termine dell’incontro con il Ministro degli esteri palestinese sono stati firmati una serie di protocolli d’intesa bilaterali tra Italia e Palestina, in particolare su temi umanitari per i quali l’Italia è particolarmente sensibile, quali la salute, la promozione della donna e progetti di microcredito.

Come Italiani che da tempo vivono in questa Terra, avvertiamo una speciale simpatia sia da parte israeliana che da parte palestinese.  Non è forse questo un indice di un ruolo speciale che l’Italia, pur nell’esiguità delle risorse, sta giocando e potrà ancora giocare in futuro nello sviluppo culturale e organizzativo di questi due Paesi?

“Io ho trovato lo stesso senso di amicizia anche negli incontri istituzionali, a dimostrazione del fatto che si può essere amici di entrambi, si può lavorare per avvicinare le due parti. Ho avuto grandi attestati e senso di amicizia da parte israeliana verso l’Italia e la stessa cosa dal lato palestinese. E credo che questo sia il valore aggiunto, non tanto della politica e della diplomazia italiana, ma anche di noi italiani. La cooperazione, l’economia, la cultura, anche il giornalismo, mostrano la capacità intanto di leggere la complessità di questa zona. Noi da italiani siamo abituati alla complessità, e dunque ci riesce meglio capire quanto è sfumata a volte la situazione e quanto complessa sia, ma poi anche la capacità di parlare con tutti, di ascoltare tutti e quindi anche di proporre delle strade di dialogo comune” (Federica Mogherini, Ministro degli Esteri italiano).

 

a cura di Francesco d. Zampini