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APERTURA DELLA PORTA SANTA A GERUSALEMME

 

L’anno della Misericordia si apre anche in Terra Santa. A Gerusalemme oggi l’apertura della prima Porta di Misericordia, presso la chiesa dell’Agonia al Getsemani.

“Oggi nella città santa di Gerusalemme si apre la porta santa in questa basilica del Getsemani, che ricorda l’agonia di Gesù. Per noi che viviamo qui nella terra santa è un grande segno di speranza. Sappiamo che Cristo è la porta. Ma  noi tutti che viviamo qui tra la paura, le guerre, in mezzo a tante difficoltà, la gente nostra ha tanto bisogno di una parola di speranza, di qualcuno che ci aiuti a sperare. Cristo è la porta e la nostra speranza. Siamo sul Monte degli Ulivi. Sant’Antonio di Padova chiamava questo Monte il monte della Misericordia Per noi è un grande regalo che gli ordinari di Terra Santa abbiano scelto la basilica del Getsemani per l’anno giubilare. Inoltre siamo di fronte alla porta dorata, chiamata anch’essa porta della misericordia. Tutti i pellegrini che verranno a questo santuario certamente avranno l’opportunità di entrare per la porta. Ma come dico di nuovo: la porta è Cristo Redentore ieri, oggi e sempre” (fra Benito, Comunità Francescana del Getsemani).

Mentre all’interno della Basilica i fedeli hanno pregato nell’attesa dell’apertura, all’esterno altri hanno camminato attraverso la Città Santa, mostrando anche visivamente il loro accorrere verso il luogo della Misericordia. Molti i sacerdoti concelebranti con il Patriarca Fouad Twal. Il rito di apertura è iniziato all’esterno della Basilica. Gli spazi erano stretti, ma tutto si è svolto con grande partecipazione. Il Patriarca ha dato inizio alla preghiera, poi il rito è proseguito al canto delle litanie dei santi, mentre celebranti e popolo hanno compiuto un duplice giro attorno al famoso Giardino degli Ulivi. Lentamente ci si è portati davanti all’imponente porta di bronzo, chiusa. Chi la potrà aprire? Letture e preghiere, quindi il Patriarca si è avvicinato alla porta percuotendola, o forse meglio bussando: e la porta si è aperta. Non un gioco, non un trucco: la porta si è aperta davvero, e subito di fronte all’ingresso stava il Cristo Crocifisso. Come un fiume in piena, la gente è entrata nella casa di Dio, lasciando un segno di amore al Cristo, che con il suo sacrificio ci ha aperto le porte della casa del Padre suo.

“L’apertura della porta santa qui in Terra Santa ha un significato tutto speciale. In questa terra si è manifestata la misericordia di Dio nel suo figlio Gesù Cristo. E questo celebriamo oggi in un modo speciale. Aprendo questa porta santa ricordiamo tutta l’azione misericordiosa di Dio per noi nel suo Figlio. Con questo simbolo di entrare attraverso la porta santa, intendiamo bussare alla porta di misericordia del cuore di Dio in questa terra che ancora oggi ama nella sua misericordia. Chiediamo a Dio che la sua misericordia non manchi mai fra noi, non manchi mai in questa terra amata da lui da sempre” (fra Dimas, Frati Minori Missionari, Brasile).

Per la Terra Santa, oltre a questa del Getsemani, verranno aperte nella notte di Natale la porta della Natività e il 27 dicembre quella della Basilica dell’Annunciazione. Questa moltiplicazione di porte sante non è priva di significato, anzi indica essa stessa la sovrabbondanza della Misericordia, l’invito generalizzato, incondizionato, illimitato, caratteristico della infinita Misericordia divina, alla quale tutti possono fare ricorso: peccatori e santi, dipendiamo tutti esclusivamente dalla Misericordia. Per questo insieme alla gente comune sono qui tanti religiosi, tutti straordinariamente felici nel rendersi conto ancora una volta di quale misericordia siamo il frutto: “Contentissime di partecipare all’apertura della porta santa. Noi viviamo in Terra Santa, però abbiamo bisogno della nostra porta santa per ottenere la misericordia di Dio e il perdono dei nostri peccati. Siamo contenti oggi di essere qua, dopo sarà a Betlemme, dopo a Nazareth. Siamo venuti con le suore, con i preti della nostra famiglia religiosa del Verbo Incarnato. Stiamo aspettando, ci stiamo preparando un’ora prima ci prepariamo un’ora prima con la preghiera e la confessione” (sr. Pia, Istituto del Verbo Incarnato, Betlemme).

Nell’omelia il Patriarca Fouad Twal ha ricordato che ci sono le porte della Misericordia, ma la più bella, la più efficace porta di Misericordia è quella del confessionale: “Dicevo che ci sono le porte che abbiamo designato, qui al Getsemani, qui a Betlemme, anche a Nazareth, ce ne sono delle altre… però io penso che la porta più bella in questo anno di misericordia deve essere la porta del confessionale. La porta del confessionale è la più bella: entriamo dentro, diamo al Signore quello che abbiamo, la miseria, la debolezza, i nostri limiti, le nostre divisioni, abbiamo la cultura dell’odio e della morte, diamo al Signore quello che abbiamo, prendiamo da Lui quello che Lui ha. Lui ha solamente misericordia, tenerezza, perdono, amore. Facciamo con lui uno scambio: diamo quello che abbiamo, prendiamo quello che ha” (Mons. Fouad Twal, Patriarca latino di Gerusalemme).

Esperti della divina Misericordia, non possiamo fare a meno di usare misericordia. E qui, dal luogo dove l’agonia di Cristo si congiunge con l’agonia dei popoli, sale l’invocazione alla misericordia: invocazione a Dio, invocazione agli uomini perché tutti facciamo prevalere la misericordia verso i nostri fratelli: “Dal Getsemani, chiesa dell’agonia, dove l’agonia di Cristo non si è mai fermata e l’agonia dei popoli, l’agonia dei rifugiati, l’agonia di quelli che soffrono, bambini, anziani, donne, tutti quanti… da questa chiesa dell’agonia che non si è mai fermata, lanciamo un appello. Parlo a tutto il mondo, un appello anche a livello di stati, a livello umanitario, per più misericordia, per più pace, per più giustizia di cui abbiamo tanto tanto bisogno. Noi chiesa di Gerusalemme, chiesa che ha vissuto, che ha provato la misericordia del Signore a partire dall’agonia, da qui, noi dobbiamo essere una chiesa della misericordia. Le nostre istituzioni, i nostri ospedali, le nostre scuole, la nostra vita pastorale, tutto deve essere basato sulla misericordia” (Mons. Fouad Twal, Patriarca latino di Gerusalemme).

Chi verrà in pellegrinaggio il prossimo anno, oltre alla visita dei luoghi santi, avrà la possibilità di attraversare tre porte sante. Troppa grazia, vorremmo dire. Sì, è questa possibilità di Grazia, già sensibile nei luoghi santi, che sarà ulteriormente aumentata: “E’ molto emozionante avere l’opportunità di vivere nei luoghi santi un momento come questo.  Per noi cristiani è una festa straordinaria essere oggi qui in un luogo come questo di Gerusalemme. E’ davvero molto emozionante” (Carola Abreu, Brasile).