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MESSA DI SUFFRAGIO PER L'IMPROVVISA SCOMPARSA DI PADRE FAYSAL HIJAZEEN

Sono passati nove giorni da quando padre Faysal Hijazeen ci ha lasciati. Una messa di suffragio è stata celebrata a Beit Jala, con grande partecipazione di fedeli e amici, perché padre Faysal oltre che apprezzato era universalmente ben voluto. E' stata una morte improvvisa, o forse meglio una chiamata a sorpresa: "Ha lasciato un testamento che abbiamo aperto, era di una sola pagina, e dove padre Faysal ringrazia il Signore per il dono della vita, per il dono del sacerdozio, e ringrazia la sua famiglia, i suoi formatori, tutti coloro che gli hanno dato una mano; con umiltà chiede perdono davanti al Signore a tutti quelli che avrebbe potuto o che ha potuto urtare, e nello stesso tempo dice che lui non possiede niente. Chiede di pregare per lui e infine chiede che sia cantata durante la messa del suo funerale il canto di Charles de Foucauld ‘Signore mi affido a te’: è questa una famosa preghiera del beato Charles de Foucauld che noi cantiamo generalmente in lingua araba. E oggi nella messa in occasione del nono giorno dalla morte, dopo la comunione abbiamo intonato questo canto bellissimo, che ben esprime la sua spiritualità e la sua disponibilità nel rispondere alla chiamata del Signore. Capiamo che questa morte spontanea in fondo è una risposta spontanea alla chiamata del Signore; la morte è una chiamata, come lo sono la vita e il sacerdozio: è una chiamata a un’altra vita" (Monsignor William Shomali, vescovo ausiliare di Gerusalemme).

Pur nella fermezza della fede, il dolore rimane, soprattutto tra chi ha vissuto con lui: "Abbiamo fatto il seminario insieme, abbiamo fatto il ministero anche in parecchi posti insieme; cioè ci conoscevamo da più di 40 anni. Quello che voglio ricordare sono la sua semplicità e la sua bontà: era sempre disponibile, vicino a noi, al seminario, vicino soprattutto a quelli più poveri, più deboli, e faceva tutto con una grande umanità. Era responsabile delle scuole, era responsabile di molte cose, ma aveva un’attenzione speciale per i poveri: questo lo abbiamo sempre visto e saputo, e ci mancherà molto, troppo" (Padre Jamal Khader, rettore del Seminario di Beit Jala).

Il distacco è l’occasione per riflettere, per raccogliere l’eredità che padre Faysal ha lasciato: "Faysal era una persona molto affabile e soprattutto era una persona sempre sorridente; non trovava davanti a lui delle difficoltà ma trovava sempre delle possibilità di risolvere le cose. Lui non guardava i problemi come qualcosa che non si può  sormontare ma trovava sempre la forza di dire “si può risolvere, possiamo andare avanti, si può fare tutto”; ma al di là di tutto il ricordo più bello che ci lascia è sicuramente il suo sorriso" (Padre Ramzy Sidawi, direttore della scuola Terra Santa di Gerusalemme).

Gli ultimi ricordi risalgono al suo incarico di direttore delle Scuole del Patriarcato Latino, quando era un riferimento e un punto d’appoggio per tutte le scuole cristiane. Non erano passati due giorni dall’ultima riunione con i presidi: "Ho lavorato molto con lui, e ho visto in lui veramente un sacerdote santo, che ha fatto tanto, non solo per le scuole cattoliche cristiane, ma anche per le parrocchie, perché prima di essere segretario delle scuole cattoliche cristiane era anche un parroco. Veramente Siamo davvero molto colpiti dalla sua morte, era ancora giovane, aveva solo 58 anni" (Monsignor Joseph-Jules Zerey, vicario patriarcale greco-ortodosso a Gerusalemme).

La dote che più lo ha caratterizzato, e che gli creava simpatia all’intorno, era la sua positività ad oltranza, fondata saldamente su una fede sincera. "La morte di abouna Faysal si è abbattuta su di noi come un fulmine a ciel sereno. Abbiamo conosciuto abouna Faysal come prete, come educatore e come insegnante. Abbiamo lavorato insieme per tanti anni nell’associazione delle scuole cristiane, lui era il responsabile delle scuole e con la sua saggezza siamo riusciti a superare tanti ostacoli in campo educativo. Inoltre con la sua saggezza e  forza abbiamo potuto affrontare un periodo molto problematico dal punto di vista educativo per le scuole di Gerusalemme. Grazie alla sua saggezza, forza e  fedeltà a Dio, siamo riusciti a definire e strutturare la situazione delle scuole cristiane. Lui ha davvero lasciato tanti segni importanti nel campo educativo in Palestina, la sua presenza dava speranza, coraggio e fiducia nel futuro a tutti coloro che lavorano nel campo educativo. Le nostre scuole hanno affrontato molte difficoltà economiche, ma lui con la sua fiducia dava speranza" (Frère Daoud Kasabreh, Fraternità delle scuole cristiane Frère).

Aveva una straordinaria capacità di stringere rapporti di valore, che andavano ben al di là del solito lavoro. "Che Dio lo benedica! Abouna Faysal era un uomo di grande fede, e ha lavorato con tutte le sue forze per tenere alto il nome delle scuole cristiane in Terra Santa. Negli ultimi anni è riuscito a trasformare le nostre scuole in qualcosa di grande e importante, tanto che sono diventate interessanti agli occhi di tante persone della nostra società. Era un uomo misericordioso, un uomo che aiutava, la sua aspirazione era che le nostre scuole divenissero aperte a tutti e non solo ai ricchi. Anzi, che fossero per i poveri prima che per i ricchi. Ricordo che lui si preoccupava sempre in primo luogo del bene degli studenti, e chiedeva ai presidi e agli insegnanti di trattare gli studenti come fossero dei figli, di dare loro tutto ciò di cui avessero bisogno. Le scuole hanno fatto un salto di qualità grazie a tutti i programmi che sono stati ideati da abouna Faysal, e questo ha permesso anche ai professori di migliorarsi e di sviluppare il loro servizio. Così le nostre scuole cristiane si possono ora collocare tra le migliori di Palestina. Che Dio sia misericordioso con lui, e che lo accetti tra i santi" (Issam Bannoura, preside della scuola del Patriarcato di Beit Shaour).

Una testimonianza dopo l’altra, emergono chiare le doti caratteristiche di Padre Faysal. Ma le sue convinzioni fondamentali emergono ancor più chiaramente dalle sue parole. Padre Faisal ha riflettuto molto innanzitutto riguardo alla scuola, che ha un ruolo fondamentale nella costruzione di una società migliore. Leggiamo di seguito stralci delle numerose interviste rilasciate negli anni a Telepace:

"In questa società manca la pace, le scuole devono offrire un servizio alla società così da arrivare a creare un mondo nuovo, un mondo basato sulla dignità umana e sul rispetto della persona umana".

"Dobbiamo accogliere nelle nostre scuole anche i ragazzi più poveri, che non possono pagare; dobbiamo aiutarli a studiare, anche se sono musulmani: se non possono pagare non possiamo pretenderlo. Quelli che ne hanno la possibilità, devono pagare la retta, ma la cosa da ricordare è che ognuno ha un diritto, il diritto all’istruzione, a essere accettato nella società e ad avere tutte le possibilità di agire in essa per costruirsi una vita serena. Per noi è importante accogliere tutti, perché è una missione, la missione dell’apertura alla persona umana, agli altri".

"Noi siamo per la convivenza, per l'apertura, affinché tutti studino insieme. Perché il nostro obiettivo è vedere questi bambini studiare insieme, aprirsi al rispetto dell’altro, anzi all'amore verso l’altro; è bello che siano desiderosi di incontrarsi e conoscersi sin da piccoli. Studiando insieme alla conoscenza si aggiunge la stima, e così si mettono le basi per la creazione di rapporti solidi e paritari".

"Il dialogo tra Islam e Cristianesimo lo vedete sul terreno, che la presenza di cristiani e musulmani di tutti i livelli in questa processione contro il terrorismo che è successo in Egitto e contro ogni terrorismo che succede nel Medio Oriente, questo mostra che veramente c’è una convivenza tra i cristiani e i musulmani, dialogo a livello umano, sociale, a livello di vita, non a livello dogmatico"

Le scuole cristiane hanno per padre Feysal un compito non solo scolastico, ma formativo dal punto di vista dell’educazione espressamente religiosa:

"Non vogliamo perdere le nostre scuole, le nostre scuole sono da duecento anni, hanno diritto a esistere, abbiamo la nostra missione, abbiamo i nostri alunni cristiani che devono avere la loro religione, abbiamo il diritto a questo. Il problema è che con il ministero dell’educazione tolgono questo sussidio che danno alle scuole pubbliche a tutti i bambini israeliani. I nostri hanno diritto all’uguaglianza"

"L’importanza delle nostre scuole è anche per servire i nostri cristiani che sono lì, che sono una minoranza, non possiamo che loro vanno nelle scuole dello stato e così loro non studiano la religione cristiana, non hanno nessuna. Invece da noi, noi insegniamo la religione cristiana e anche la religione musulmana per tutti"

Quante volte ha fatto presente agli insegnanti che il loro ruolo era soprattutto di essere testimoni!

"Per noi è molto importante che il professore sia cosciente della sua fede, del tempo che viviamo, tempo di quaresima, della preparazione per la settimana santa, per poter rivivere di nuovo e mantenere l’identità cristiana nelle scuole. Gesù è vivente anche nelle nostre scuole"

Per loro ha organizzato un convegno a Gerico, perché i professori fossero portatori intelligenti e convinti della voce della Chiesa:

"Siamo nell’anno della misericordia, abbiamo preferito parlare nei nostri incontri sui temi della misericordia. Questo è il tema su come perdonare, saper perdonare, e aiutare i nostri alunni nelle scuole ad aiutare. Abbiamo scoperto che questo potrebbe essere un sistema scolastico che possiamo inserire nel curriculum dei nostri studenti, da poter seguire tutto l’anno per ogni classe ed aiutare l’alunno a saper perdonare"

Problema endemico delle scuole cristiane è quello del finanziamento. Questa è l’intervista concessa a Telepace soltanto due giorni primi della morte:

"Le nostre scuole cristiane in Terra Santa hanno un problema, che è quello del finanziamento. Finanziare le scuole per noi è un problema molto grave, perché i nostri alunni non possono pagare tutta la scolarità, sono tanti che si trovano nei villaggi, nelle periferie, sono poveri. Come scuole siamo aperti a tutti, ai musulmani, ai cristiani, ai poveri, ai ricchi, e allora molti dei nostri è gente che non possono pagare. Questo per noi è un problema: grazie alla chiesa che ci aiuta, le chiese in terra santa aiutano le scuole a sopravvivere, e anche grazie all'aiuto della gente che aiuta i palestinesi, aiuta per la pace, aiuta per le scuole, per l'educazione. Perché tramite l'educazione noi possiamo veramente collaborare per realizzare la pace in terra santa"

Ma la scuola è stata soltanto uno degli ultimi impegni dell’attività di padre Feysal. Lui ha lavorato in parrocchia, in seminario, nell’università, in vari organismi.

"Dopo due anni non è stato facile per me lasciare la parrocchia. A me, e anche a tutti i sacerdoti, la pastorale la parrocchia è una cosa molto importante perché siamo parroci, siamo pastori. Non è stato facile perché il parroco è come un padre per tutti i parrocchiani, come una famiglia; di staccarsi dalla famiglia non è del tutto una cosa che si può accettare facilmente, ma obbedire al vescovo è un’altra cosa, obbedire alla sua coscienza e a Dio"

Particolarmente sensibile e attento si è dimostrato verso la famiglia. In quante situazioni è entrato in modo costruttivo con la sua saggezza e la sua delicatezza di tratto!

"Abouna Faysal, Dio ti salvi! innanzitutto speriamo che tu ora sia in cielo con la Vergine Maria e i santi. Ricordo ancora quando sei venuto a trovarmi a casa per fare le catechesi con la mia famiglia: hai fatto due puntate in casa mia. Quanto amavi la famiglia! Difendere la famiglia, e difendere anche il matrimonio. Tu eri uno dei più grandi difensori del sacramento del matrimonio. Eri molto buono con le famiglie, trattavi i bambini e le famiglie con tanto amore; e trattavi proprio tutti con amore. Eri un uomo molto buono, gentile; eri il padre, il fratello, l’amico, buono per tutte le famiglie" (Wasem Kasabreh, parrocchia di Beit Jala).

Aveva davvero una grande idea della famiglia!

"La famiglia di Nazareth è il modello di tutte le famiglie del mondo di oggi perché Gesù ha voluto nascere in una famiglia per ridare la dignità alla famiglia umana"

"La famiglia protegge la persona, e la persona appoggia la famiglia. Speriamo che nel mondo orientale rimanga il suo rispetto della famiglia come cellula, come uomo e donna nella famiglia"

Vogliamo concludere tornando alle sue radici beduine, che egli riconosceva ed amava tanto.

"Qui siamo a Smakieh, un villaggio cristiano al sud della Giordania, c’è una grande famiglia che si chiama Hjazin che abita in questo villaggio; la storia della nostra famiglia è che siamo beduini, beduini nomadi che all’inizio eravamo in Arabia Saudita, nei primi secoli. Quando è arrivato l’islam siamo rimasti cristiani, perché eravamo cristiani anche prima dell’islam, siamo rimasti cristiani, abbiamo dovuto pagare le tasse e poi pian piano abbiamo dovuto lasciare l’Hijaaz, l’Arabia Saudita, siamo andati a Petra nel sud della Giordania, ed a Petra siamo rimasti secoli lì rimanendo cristiani, abbiamo mantenuto la nostra fede, eravamo battezzati. Sono passati tempi senza sacerdoti e nel 1850 questi beduini sono arrivati a Karaq e hanno preso questo terreno, regalo dai Majali (?), una famiglia musulmana che hanno offerto questa terra a noi"

"Ho trovato qui il giorno del battesimo del mio papà, che è stato battezzato il 5 maggio 1921, è nato il 14 febbraio 1921, e poi c’è la data di matrimonio, il 6 agosto 1950"

La Messa in suffragio di padre Feysal si è conclusa. Ma non vogliamo lasciarci nella tristezza. Al di là di tutte le prove, dobbiamo ritrovare il sorriso, perché come lui vogliamo far prevalere la speranza. Usando le sue parole, "La paura prevale ma non dobbiamo dimenticarci della speranza, la speranza viene nel cuore di ognuno di noi, dobbiamo aiutarci ad avere sempre la speranza, e questo incontro aiuta i parroci e i pastori ad avere la speranza loro stessi per darla ai fedeli".