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IL PRIMO FESTIVAL DEL VINO NELLA VALLE DI CREMISAN

La valle di Cremisan è un luogo conosciuto nel mondo per la questione del muro di separazione israeliano, ma è zona conosciuta anche per un altro motivo: fin dal 1885 qui c'è una scuola agraria portata avanti dai salesiani. Di quella scuola ora è rimasta solo la cantina, che in questi ultimi anni si è rinnovata, con enologi locali e italiani che l’hanno fatta crescere soprattutto nella qualità: oggi i vini di Cremisan sono conosciuti, e non solo in Palestina. Per la prima volta quest'estate è stato organizzato un festival del vino, pensato per per far conoscere i prodotti di questa cantina. In Palestina si preferisce bere superalcolici o bibite dolci piuttosto che il vino, che però potrebbe rappresentare un’ottima novità nelle abitudini alimentari arabe, novità positiva per il palato ma anche per la salute. "La cultura del vino qui in Palestina non è molto diffusa; io ho studiato in Italia, ed è stata un'esperienza molto bella: imparare a conoscere questa cultura e il mondo del vino italiano è stato molto, molto interessante. Ho subito pensato di tornare qui a casa e di fare il vino come avevo imparato in Italia, sperando di poter copiare un po’ la cultura degli italiani portandola qui in Palestina, per migliorare il nostro vino a Cremisan. Per la prima volta in Palestina, la nostra cantina Cremisan ha potuto organizzare un wine festival: è venuta molta gente e tutti sono andati via contenti, hanno gradito molto il vino, sia il bianco sia il rosso, e noi non vediamo l’ora di rifare questo festival l'anno prossimo, per vedere ancora più gente venire con un sorriso” (Fadi Batarseh, enologo Cremisan Winery).

La qualità dei vini Cremisan è nettamente migliorata negli ultimi anni, grazie all’aiuto di enologi italiani e alla scelta di diminuire la quantità in favore della qualità.“Questo è il primo festival della nostra cantina di Cremisan. Quando diciamo il primo, per noi questo ha un grande valore, non come l'oro, ma come un diamante! Perché questo è il risultato della collaborazione di due entità: la cantina è dei salesiani che hanno la proprietà; poi c’è la gestione, portata avanti da noi che che cerchiamo di fare tutto il possibile per il bene della cantina. Entrambi gli aspetti sono importanti, per farci conoscere alla gente: c’è tanta gente che non conosce la realtà di Cremisan, e purtroppo sono locali. Quindi la nostra idea di organizzare questo festival nasce da due motivi: perché questo festival è il primo del genere nella storia di Cremisan – e la cantina esiste dal 1885 -; e poi per presentare i nostri prodotti, per farli conoscere alla gente qui e in tutto il mondo. Questa è la nostra idea, il nostro obiettivo, perché Cremisan va avanti, non si ferma e di certo non va indietro!” (Ziad Giorgio Bitar, direttore Cremisan Winery)

Coltivare sulle aride colline palestinesi è tutt’altro che facile, ma ugualmente la vite da millenni porta frutto e continua a portarne; e si deve aggiungere che qui in Palestina, questi sono frutti dalle connotazioni del tutto particolari."Vorrei parlarvi un po’ dei nostri vini: abbiamo qui un Dabuqi, che in arabo vuol dire dolcezza, anche se al palato di dolce ha veramente poco questo vino, che è elegante, ottimo per accompagnare del pesce; abbiamo poi Handàni-Jandali, un blend di due uve locali, un vino più fruttato del precedente; c’è poi anche un Cabernet Sauvignon, che è un vino di un’uva internazionale, anche se il nostro ha un gusto particolare, perché dove viene coltivato – nel convento salesiano di Beit Jamaal – c’è poca acqua, quindi acquista note secche ed eleganti; da ultimo ecco il Baladi, che è un vino molto amabile, il preferito per esempio dai nostri clienti tedeschi” (Ibrahim Baboun, Cremisan Winery).

Questo festival è stato anche un’occasione di avvicinamento e di incontro; come sempre in questa piccola terra, sono sorprendenti le presenze da tutto il mondo.

Ci stiamo divertendo, conosciamo i vini di Cremisan e quando abbiamo visto la proposta l’abbiamo ritenuta grandiosa. Ci stiamo godendo la serata!” (Esther Lonstrup, Danimarca)

“Vengo dalla Spagna, sono qua per bere vino – del buon vino! – d’altronde tutti noi conosciamo Cremisan; siamo venuti per goderci la festa, sentire della musica in questa bella terra!” (Jaime, Spagna)

Il vino di Cremisan è prodotto al di qua del muro, ma si fa apprezzare anche al di là, in Israele: “Sono un cliente dell’azienda vinicola, distribuisco il loro vino in Israele. Penso che questa sia un’ottima azienda e che negli ultimi anni abbia migliorato molto i propri prodotti. Credo che stiano facendo vini veramente professionali. Siamo molto felici di essere qui e di condividere questa bella festa che hanno organizzato” (Andrew Enawi, commerciante di vini)

C’è anche una nota storica interessante legata alla produzione del vino in questi luoghi. Ad esempio si dice che una singolarità unica di queste vigne sia quella di essere le stesse dai tempi di Gesù, e quindi il vino usato da Gesù nell’Ultima Cena potrebbe essere assai simile a quello prodotto oggi: "Le vigne sono come noi, nate qua, cresciute qua, quindi nessuno le ha cambiate, nessuno le ha toccate; però è vero anche che io non c'ero all'Ultima Cena, quindi non posso certo dire con certezza che il vino fosse uguale a quello che produciamo noi oggi. Però si potrebbe dire che è logico, pensando alla storia, a dove viviamo e a dove siamo, che parliamo verosimilmente dello stesso tipo di vino” (Ziad Giorgio Bitar, direttore Cremisan Winery). La serata termina e il bilancio è sicuramente positivo. Bravi dunque i Salesiani, che da oltre un secolo, fedeli al loro carisma di avviare i ragazzi al lavoro, hanno portato avanti la scuola; infine un plauso va davvero fatto ai giovani e intraprendenti gestori di queste cantine, che ci hanno messo tutta la loro passione e professionalità per ottenere gli eccellenti risultati oggi raggiunti.