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UN COMMENTO DALLA TERRA SANTA SULL'APERTURA DELL'AMBASCIATA DI PALESTINA IN VATICANO

Un giorno storico per i palestinesi: Il 14 gennaio è stato inaugurata l’ambasciata dello stato di Palestina in Vaticano, alla presenza di papa Francesco e del presidente Abu Mazen. L’evento è un implicito messaggio per gli altri stati del mondo: riconoscere i diritti di autonomia dei palestinesi è un dovere non più ignorabile. In Terra Santa le reazioni sono state entusiaste, perché questo evento è davvero una pietra miliare nel percorso verso il riconoscimento internazionale del paese. Fra Ibrahim Faltas, presente all’inaugurazione come rappresentante della Custodia di Terra Santa, rimarca la vicinanza della chiesa alla causa della pace. "Penso che è stato un giorno storico, una cosa molto importante per il popolo palestinese, l’inaugurazione dell’ambasciata palestinese presso il vaticano, così attaccata, vicino alla porta di sant’Anna; veramente è stata per tutti, io ho visto la gioia in tutti i palestinesi che erano contentissimi di questo evento che per loro è molto importante; ho visto anche la gioia del presidente Abu Mazen che era contento dell’incontro con il sommo pontefice e poi con tutti quelli del vaticano, e lui veramente rispetta molto il santo padre, rispetta molto anche i religiosi, rispetta anche il Vaticano, e lui era contentissimo. Io ho visto e ho sentito dai palestinesi che questa è davvero la cosa più importante che hanno raggiunto in questi ultimi anni, questo evento che è aprire l’ambasciata palestinese presso il vaticano, penso per loro è stata una cosa molto importante, molto bella, una giornata storica, che rimarrà per loro nella memoria indimenticabile" (fra Ibrahim Faltas, Custodia di Terra Santa).

L’Autorità Palestinese spera che il riconoscimento da parte di uno stato importante come il Vaticano sia il primo di una serie, e che aiuti ad arrivare finalmente ad un’intesa con lo stato israeliano, e alla creazione, finalmente non solo a parole, dei due stati per i due popoli. "Sicuramente il riconoscimento e la firma dell’accordo da parte della Santa Sede, tra Palestina e Santa Sede l’anno scorso, e l’apertura dell’ambasciata alla presenza del nostro presidente Mahmoud Abbas e delle autorità vaticane, dopo il grande e fruttuoso incontro che il presidente ha avuto con la Santa Sede e sua santità papa Francesco in Vaticano il 14 di questo mese, ha un grande significato per noi ed è anche una chiamata, una chiamata indiretta, da parte del Vaticano, della Santa Sede, a tutte le nazioni che fino ad oggi non hanno ancora riconosciuto lo stato di Palestina, di riconoscere lo stato di Palestina, e di spingere sempre più per la costruzione della pace tra gli stati di Palestina e di Israele e di porre fine alla dura occupazione che da cinquant’anni grava sul territorio palestinese, qui in Cisgiordania, a Gaza e a Gerusalemme est; speriamo che questo messaggio venga letto con chiarezza, non solo dagli stati europei che ancora non riconoscono lo stato di Palestina, non solo dagli Stati Uniti, dal Canada e da altri stati occidentali, ma sia accolto molto chiaramente dallo stato di Israele" (Zyad Al Bandak, Affari religiosi cristiani, Autorità Nazionale Palestinese).

I buoni rapporti del papa con i capi dei governi in conflitto sono, anche in questo caso, il segno di una attiva collaborazione per la pace. "È la quinta volta che il nostro presidente Mahmoud Abbas incontra sua santità papa Francesco; sto parlando di incontri che sono avvenuti qui a Betlemme, in Palestina e anche di incontri avvenuti in Vaticano. Gli incontri sono sempre stati davvero molto importanti e molto sentiti, positivi. Papa Francesco è davvero un grande sostenitore, come i suoi predecessori, del diritto dei palestinesi ad avere uno stato indipendente, fianco a fianco allo stato di Israele, e lo ha dichiarato a più riprese. Il presidente è molto soddisfatto di quest’ultimo incontro con il papa e gli ha anche fatto dono di regali molto significativi: una pietra del santo Sepolcro e anche una copia dei mosaici che sono stati recentemente ristrutturati dallo stato di Palestina nella chiesa della Natività, e inoltre un film sul restauro. Il presidente ha anche donato al primo ministro dello stato vaticano, con cui ha avuto un incontro, una foto della valle di Cremisan, che fa riflettere su ciò che Israele sta facendo con le proprietà e le terre dei cristiani palestinesi e delle chiese palestinesi" (Zyad Al Bandak, Affari religiosi cristiani, Autorità Nazionale Palestinese).

Il papa è vicino ai popoli che soffrono, e quindi è logico che si senta chiamato a sostenere la causa palestinese, la causa di un popolo che abita la terra in cui è nata la chiesa e che urgentemente deve tornare a credere nella possibilità della pace. "Il papa è riconoscente, il papa conosce molto bene la situazione qui, sa molto bene che non ci sarà la pace in tutto il mondo se non si realizza la pace a Gerusalemme e in terra santa, e lui ha fatto tantissimi appelli, è stato l’unico a chiamare il presidente palestinese e il presidente israeliano per trovare una soluzione del problema del conflitto, e penso che sta lavorando per far tornare i negoziati da tutte le due parti, e il papa veramente lavora, e penso che sta pensando moltissimo a questo conflitto e sta lavorando molto per risolvere questo conflitto, penso che sia tra gli unici che sta lavorando molto per il conflitto della terra santa" (fra Ibrahim Faltas, Custodia di Terra Santa).